Apricot.
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About: mi mari, mi venti, mi tempesti.
“La paura di Ivanov era di indole letteraria. E cioè, la sua paura era la paura di cui soffre la maggior parte di quei cittadini che un bel giorno (o un brutto giorno) decidono di convertire l’esercizio delle lettere e, soprattutto, l’esercizio della narrativa in una parte integrante della loro vita. Paura di non essere bravi. E anche paura di non essere riconosciuti. Ma, soprattutto, paura di non essere bravi. Paura che i loro sforzi e affanni cadano nell’oblio. Paura del passo che non lascia traccia. Paura degli elementi del caso e della natura che cancellano le tracce poco profonde. Paura di cenare da soli e di non essere notati da nessuno. Paura di non essere apprezzati. Paura del fallimento e del ridicolo. Ma soprattutto paura di non essere bravi. Paura di abitare, per i secoli dei secoli, nell’inferno dei cattivi scrittori.” —Roberto Bolaño, 2666 (via angeloricci)
I pomeriggi di maggio non torneranno più: I suoi occhi grigi, che filtravano il sole, guardavano in avanti;...

occhinelcellophane:

I suoi occhi grigi, che filtravano il sole, guardavano in avanti; aveva deliberatamente spostato il senso dei nostri rapporti, e per un momento credetti di amarla. Ma io sono uno lento nel pensare e pieno di regole interiori che agiscono come freni sui miei desideri, e sapevo bene che prima di…

“Sono stanco, non so nulla e non vorrei che posare il viso nel tuo grembo, sentire la tua mano sul mio capo e rimanere così per tutte le eternità.” —Franz Kafka, Lettere a Milena (via hoplalalaa)

(Fonte: alicevsalice, via hoplalalaa)

quanta tristezza nelle persone

poi mi fa E tu le dimostrazioni d’amore non me le hai date e io che volevo solo diventare il mio gatto quando si lecca la pancia. 

il gallo ha cantato

Esci dal tetto e scappi a velocità supersonica infischiandotene della legge di gravità. 
Se io potessi dire tutte le parole che ho in gola, comincerei da Andiamo via dall’Italia, se poi potessi fare tutte le cose che mi muovono braccia gambe e gola, comincerei con l’andare via dall’Italia e nella valigia metterei tutte le cose pulite che non si possono sporcare; i tuoi baci sotto le coperte, i tuoi calli sull’indice e sul medio, le tue dita quando cadranno a forza di suonare la chitarra (sei mancino, sei mancino! Ah, sei mancino! batti le mani). Le guance di Francesca sono rosse, quante volte ho pensato di fotografarle tanto vicino, così vicino, le gambe di Francesca sono bianche, sopra ci puoi sciare, lavare il bucato, fare all’amore. 
Metterei in valigia le vostre vite e le spedirei lontano, portatevi le mutande per i giorni facili e felici che verranno, siete beni preziosi, andate protetti. 

“Esiste una stanchezza dell’intelligenza astratta ed è la più terribile delle stanchezze. Non è pesante come la stanchezza del corpo, e non è inquieta come la stanchezza dell’emozione. È un peso della consapevolezza del mondo, una impossibilità di respirare con l’anima.” —Fernando Pessoa. (via pantherain)

(via eadessofuorisispengonoleluci)

black-wolves:

New Year’s Eve, NYC, 1965 (Kiss me, stupid) (by CCNY Libraries)

black-wolves:

New Year’s Eve, NYC, 1965 (Kiss me, stupid) (by CCNY Libraries)

(via consquisiteparole)

cosa devo dire

Prendimi forte i polsi, se me lo chiedi per piacere possono essere tuoi insieme al giradischi e tutti i dischi dei Doors e le mutandine che tanto ti piacciono, hai detto Come arriveremo a fine a mese, Quanto costano i fichi d’india, hai detto I soldi per il biglietto del bus li hai?.
L’appuntamento me lo dai nella piazza sbagliata, ma i tuoi sbagli hanno il profumo della casualità e si perdonano facilmente; cinque baci sull’occhio sinistro, un fiore rubato al prato di Piazza Galeria, esiste questa settimana di Novembre che vede sette giorni di sole, secondo me il merito è tuo, prenditi il merito, anche se il sole se ne va presto senza neanche dire Arrivederci è stato bello vedervi sorridere denti contro denti. 
Tu arrivi sempre di fretta, che pare vorresti correre sulle mie gambe imperfette e non ti curi dei miei capelli bruciati, tu arrivi di fretta con questi occhi che sembrano gridare Stiamo perdendo tempo se tu resti ferma. Portami dove vuoi se voglio.
Quest’aria di Novembre che mi ghiaccia il naso umido, ci prenderemo a testate e ci odieremo presto, prometto di non piangere. 
Preparami la cena al microonde, insegnami a non bruciare le polpette dell’ikea, prima d’andartene. 

(via giudit)

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